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Human centric lighting – l’illuminazione oggi, domani, dopodomani

Hochhaus mit erleuchteten Fenstern© Melinda Nagy - Fotolia

La luce è importante non solo per la vista umana. I nuovi sistemi d’illuminazione sfruttano anche effetti non visivi che, p. es., incidono sul ritmo giorno-notte. Ai sensi della Roadmap di Arnsberg1, autorità di regolamentazione, datori di lavoro, lavoratori e progettisti dovrebbero esaminare con il debito anticipo le possibilità offerte dalla nuova tecnologia, in modo che in futuro l'illuminazione artificiale possa sostenere in maniera ottimale la salute delle persone sul posto di lavoro.

L’importante è che nel quadro della progettazione di soluzioni di human centric lighting2 si tenga conto sin dall’inizio degli effetti non visivi. In caso contrario si potrebbe incorrere in errori simili a quelli commessi con i prodotti LED che, data la loro efficienza energetica e la luce bianca fredda stimolante che generano, sono spesso oggetto di un impiego acritico – persino in sistemi di tre turni a rotazione, nei quali, come ormai noto, possono rappresentare un rischio per la salute.

Dal punto di vista dei fabbricanti, onde poter mettere in pratica in maniera sicura il know-how di cui si dispone attualmente sono indispensabili un’accurata progettazione e un approccio graduale:

 

  1. Innanzitutto vanno definiti i campi d’applicazione in cui la human centric lighting offre i maggiori vantaggi e favorisce il ritmo giorno-notte (ritmo circadiano) dell'uomo.
  2. Per ciascun campo d’applicazione occorrerebbe quindi progettare un’illuminazione artificiale dinamica che integri a sufficienza la luce naturale diurna ed eviti una luce bianca troppo chiara e con elevate componenti blu nelle ore notturne.
  3. Per finire, vi sono la scelta e l'installazione delle componenti d'illuminazione: lampade con un’adeguata emissione luminosa nonché luce bianca diurna e luce bianca calda che, grazie al sistema di controllo luci, vengano attivate al momento giusto. In casi particolarmente complessi andrebbero elaborati, di concerto con esperti dei settori della medicina e della cronobiologia, degli schemi di luci e di turni tra loro coordinati.

Creare conoscenze e farle confluire nelle regole

Onde garantire in modo capillare una corretta configurazione degli impianti d‘illuminazione occorre che queste nuove conoscenze si diffondano e trovino stabilmente posto in documenti prescrittivi. In Germania un gruppo di lavoro della commissione statale per i luoghi di lavoro (ASTA) sta esaminando lo stato delle conoscenze maturate nel campo delle scienze del lavoro. Il comparto specialistico della DGUV competente in fatto d’illuminazione ha in programma l’elaborazione di un documento informativo DGUV, mentre il comitato di normazione tecnico DIN per l’illuminotecnica (FNL 27) sta mettendo a punto delle raccomandazioni d’utilizzo. A metà 2017, inoltre, si terrà l’ormai 9° forum per esperti del DIN dedicato all'effetto non visivo della luce sull'uomo.

Per quanto riguarda la normazione europea, in seno ai gruppi di lavoro 2 ("Illuminazione dei luoghi di lavoro") e 13 ("Effetto non visivo della luce sull'uomo") del CEN TC 169 sono in corso attività volte a integrare nelle norme le conoscenze finora maturate. A livello internazionale, il comitato tecnico JTC 9 della commissione internazionale per l’illuminazione CIE sta accogliendo i principi di valutazione non visiva della radiazione3. L’ISO TC 274 per la luce e l’illuminazione è impegnato nell’elaborazione di un rapporto tecnico che raccoglie informazioni fornite da vari studi applicativi sugli effetti non visivi della luce e grazie alle quali si potranno realizzare applicazioni d'illuminazione sicure e utili.

Nello stesso tempo, reti di università e fabbricanti stanno portando avanti numerosi progetti di ricerca i cui risultati potranno progressivamente confluire nelle attività di regolamentazione e standardizzazione e trovare uno sbocco applicativo.

L’illuminazione tra dieci anni
Grazie alla digitalizzazione diverrà possibile collegare tra loro informazioni circa singole persone e, con l'aiuto di algoritmi di calcolo, definire e impostare la “luce giusta” per ogni individuo o stabilire quale sia la luce in media più adatta a un determinato gruppo di persone. Legislazione o casse malattia finiranno dunque per controllare l'illuminazione in modo da mantenerci efficienti e sani? Tra le varie possibilità vi è anche quella d’impianti d’illuminazione in grado di stabilire autonomamente chi si trova in un edificio/locale e in che punto, per poi fornire un’illuminazione adeguata e che tiene conto sia dei compiti visivi previsti, sia degli effetti non visivi della luce desiderati. Pura fantascienza? No. Sono infatti già in corso progetti di ricerca che vanno in questa direzione. In ultima analisi spetterà a Stato e parti sociali trovare la giusta misura in vista di una corretta implementazione presso i posti di lavoro. 

Jörg Minnerup

j.minnerup@trilux.de

 

 

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