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KANBrief 1/19

Mercato interno e normazione – tuttora un modello di successo?

© DenisIsmagilov – Fotolia.com

Dagli anni ‘80 il mercato interno è improntato a quello che all’epoca era il “Nuovo” Approccio: molte delle disposizioni giuridiche europee rilevanti rispetto a quest’ultimo prescrivono solo requisiti essenziali e lasciano agli organismi di normazione di diritto privato – che fino a poco tempo fa avevano praticamente carta bianca per quel che riguardava il modus operandi – il compito di concretizzarle mediante norme armonizzate più rapidamente aggiornabili, ma non vincolanti. Negli ultimi anni, tuttavia, l’UE è andata allontanandosi da questo principio fondamentale.

Dal 2012 l’UE interviene nella normazione attraverso il regolamento (UE) n. 1025/2012, che disciplina la collaborazione tra organismi di normazione europei, organismi di normazione nazionali, Stati membri e Commissione europea. Con tale regolamento il legislatore europeo intendeva non da ultimo agevolare la partecipazione di alcuni gruppi interessati all‘attività di normazione e migliorare l’idoneità delle norme armonizzate a dar luogo alla presunzione di conformità. Di grande impatto è l’art 10(5) di detto regolamento: impone infatti alla Commissione di verificare, di concerto con gli organismi di normazione europei, se le norme armonizzate sono conformi all’incarico di normazione di riferimento.

A ciò è strettamente legata una sentenza formulata il 27.10.20161 dalla Corte di giustizia europea, la quale ha stabilito – non da ultimo per via di detto articolo – che, oltre ai testi legali, le spetta interpretare le norme armonizzate elaborate in base alla vecchia Direttiva sui prodotti da costruzione 89/106/CEE. Da allora la Commissione UE si vede chiamata ad assumersi – ancor più di quanto prescritto dall’art. 10(5) del regolamento sulla normazione – una parte della responsabilità dell’idoneità tecnico-fattuale delle norme armonizzate e della loro conformità agli incarichi di normazione, e non solo per quanto riguarda i prodotti da costruzione, ma anche relativamente a tutti i settori impostati in linea con il Nuovo Approccio. Di conseguenza, ove vengano espresse delle riserve, la Commissione si astiene dal pubblicare sulla Gazzetta ufficiale i riferimenti delle norme senza aver prima effettuato un’approfondita verifica e formula gli incarichi di normazione in modo molto rigoroso, senza praticamente concedere margini di libertà dal punto di vista temporale e dei contenuti.

Anche il sistema originario dei consultant, ai quali spetta in realtà svolgere l’esame d’idoneità, è stato modificato. In passato, in quanto consultant per il Nuovo Approccio, questi esperti erano gestiti dal Management Center del CEN/CENELEC (CCMC), che per questo percepiva sovvenzioni dalla Commissione UE. In altre parole, benché eseguito con il sostegno pubblico, l’esame dell‘idoneità delle norme armonizzate rientrava nella gestione della qualità di organismi di normazione privati. Dal marzo del 2018 la gestione dei HAS consultant2, come vengono ora chiamati gli esperti, spetta alla Commissione stessa, che a tal proposito ha conferito all’agenzia Ernst & Young un incarico di prestatore di servizi esterno.

Gli sviluppi sin qui descritti rivelano che la separazione, originariamente sancita dal Nuovo Approccio nonché abbastanza rigorosa, tra disposizioni giuridicamente vincolanti in materia di mercato interno e norme armonizzate elaborate da enti dell’economia privata e non vincolanti, è stata mitigata.

Uno sviluppo con vantaggi e svantaggi
Il sistema è ora senza dubbio meno flessibile. I progetti il cui ambito di applicazione non sia espressamente coperto da un incarico di normazione possono così essere inseriti a titolo integrativo nel programma di normazione solo con un notevole dispendio di risorse. Ciò potrebbe riguardare anche il semplice aggiornamento o persino il caso in cui una norma oggetto di incarico venga suddivisa in più parti ai fini di una migliore leggibilità3. Ove nel quadro degli incarichi di normazione le scadenze siano troppo restrittive, inoltre, l’armonizzazione di progetti di normazione è messa a rischio.

Nello stesso tempo, formalmente i requisiti sulle norme armonizzate sviluppati nel corso dei decenni vengono ora maggiormente considerati:

  • Negli allegati Z il nesso esistente tra requisiti giuridici e normativi deve essere illustrato in modo più chiaro e comprensibile per gli utilizzatori.
  • Perché in presenza di fondate preoccupazioni degli Stati membri o del Parlamento UE vengano presi provvedimenti, non occorrono più anni e anni di discussioni.
  • I gruppi più deboli sotto il profilo economico e organizzativo – p. es. sindacati, PMI e associazioni per la tutela dell’ambiente o dei consumatori – possono far valere le rispettive posizioni in modo più efficace.

Sarà il futuro a dirci se questi sviluppi daranno prova di validità o se si avvereranno le preoccupazioni di quegli attori dell’economia che vedono messo in pericolo il mercato interno o addirittura mettono in dubbio il loro impegno nella normazione.

Corrado Mattiuzzo
mattiuzzo@kan.de

1 Causa C-613/14 James Elliott ­Construction/Irish Asphalt
“HAS” sta per “harmonised standards”.
3 Tali timori sono insorti soprattutto per via della bozza per un incarico di normazione relativo al regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione individuali.

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