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KANBrief 2/18

Luce – più di una semplice questione di vista

[Translate to Italienisch:] Picture of moderator in front of workshop participants© KAN/privat

La luce influisce sul nostro orologio interno come pure su vari processi fisiologici. Nel gennaio del 2018 la KAN ha organizzato per la seconda volta un workshop sugli effetti non visivi della luce. Di questo tema si occupano in molti, ma non tutti con gli stessi fini. Il workshop della KAN incentiva lo scambio d’informazioni tra le parti coinvolte e contribuisce a individuare una strategia per la ricerca, la normazione e la regolamentazione future.

Tanto la luce diurna quanto l’illuminazione artificiale hanno sull’uomo una serie di effetti che, lungi dal riguardare la sola vista, sono noti come “effetti non visivi”. Uno di questi consiste nella sincronizzazione del nostro orologio interno con il ritmo luce-buio. L’orologio interno regola a sua volta vari ritmi dell’organismo umano – p. es. quello sonno-veglia – e determina i periodi di particolare efficienza o la concentrazione di ormoni ed enzimi nel corpo. La luce esplica i suoi effetti anche sulle postazioni di lavoro. Alla carenza di luce diurna si supplisce con l’illuminazione artificiale – talvolta con effetti imprevisti. La luce arricchita di blu può p. es. risultare stimolante e stabilizzare l’orologio interno se usata di mattino, ma anche alterare il funzionamento di detto orologio se impiegata di sera. Sul mercato sono disponibili i primi sistemi d’illuminazione studiati per produrre effetti non visivi variando la temperatura di colore della luce1 in funzione del momento della giornata. E anche la normazione è già molto attiva in questo campo.2

Urge agire

Per il settore della prevenzione la necessità di agire si fa sempre più impellente. Agli effetti non visivi della luce viene infatti rivolta una crescente attenzione e anche i media trattano sempre più spesso questa tematica. Laddove si proceda alla ristrutturazione o costruzione di edifici, nel progettare le luci si prende in considerazione l’installazione dei nuovi sistemi d’illuminazione. Rimane tuttavia da chiarire in che modo datori di lavoro e lavoratori debbano gestire gli effetti non visivi della luce.

Molto è stato fatto

Prima che nel settembre del 2016 si tenesse ad Arnsberg il primo workshop KAN, le numerose parti coinvolte – p. es. fabbricanti, progettisti, ricercatori, datori di lavoro, lavoratori e settore della prevenzione – lavoravano per lo più ciascuna per conto proprio. Il workshop ha incentivato una comunicazione schietta e incoraggiato a guardare oltre i rispettivi orizzonti3. Nel gennaio del 2018 la KAN ha organizzato un secondo workshop interdisciplinare a cui hanno partecipato circa 40 esperti. Dal primo workshop sono successe molte cose di cui i partecipanti hanno discusso. Tra queste figurano attività in ambito scientifico come lo studio condotto dall’Istituto per la prevenzione e la medicina del lavoro della DGUV (IPA) e dedicato all’esposizione delle infermiere alla luce blu; lo studio KAN sulle pubblicazioni che trattano nozioni rilevanti rispetto alla prevenzione; i vari lavori dell’Ente federale per la prevenzione e per la medicina del lavoro, ma anche l’assegnazione del Nobel per la medicina a studiosi di cronobiologia.

Per quanto riguarda la regolamentazione, il comparto specialistico della DGUV competente in fatto d’illuminazione sta lavorando alla stesura – ormai già giunta a buon punto – di un documento informativo della DGUV. Oltre a informazioni circa gli effetti non visivi della luce, questo contiene importanti indicazioni per le imprese. Soprattutto a livello europeo, la normazione è attualmente impegnata nella quantificazione degli effetti non visivi. A livello di normazione internazionale si sta invece facendo il punto della situazione dello stato attuale delle conoscenze scientifiche.

Rimane molto da fare

I partecipanti hanno parlato di come eventualmente procedere ed espresso i loro auspici per i prossimi anni. Hanno p. es. chiesto che

  • vengano condotti più studi scientifici in condizioni di lavoro realistiche (studi sul campo);
  • venga garantita una manutenzione dei sistemi d’illuminazione da parte di specialisti, in modo che detti sistemi continuino nel tempo a esplicare i previsti effetti;
  • la questione dell’illuminazione non venga soltanto affrontata nel quadro della progettazione elettrotecnica, bensì pianificata a regola d’arte come capitolo a sé stante;
  • alle lampade venga allegato un “foglietto illustrativo” che informi circa eventuali possibilità e rischi;
  • l’attuale corpus di regole venga esaminato allo scopo di chiarire in quali punti tange aspetti legati agli effetti non visivi della luce e in quali – date le conoscenze maturate nel campo delle scienze del lavoro – vada sottoposto a integrazione.

I partecipanti hanno deciso di proseguire lo scambio di pareri e informazioni. In seno ad appositi gruppi di lavoro s’intende chiarire le questioni ancora irrisolte in fatto di effetti non visivi della luce ed esaminare eventuali adeguamenti del corpus di regole.

Dr. Anna Dammann
dammann@kan.de

1 La temperatura di colore quantifica l’impressione cromatica di una sorgente luminosa e viene espressa in kelvin.
2 Si veda a tal proposito il position paper della KAN www.kan.de/fileadmin/Redaktion/Dokumente/Basisdokumente/
de/Deu/KAN-Position_Beleuchtung_2017.pdf

3 V. KANBrief 1/17: “Illuminazione artificiale biologicamente efficace: la Roadmap di Arnsberg stabilisce degli obiettivi fondamentali”, www.kan.de/it/publikationen/kanbrief/ue-e-paesi-terzi/illuminazione-artificiale-biologicamente-efficace-la-roadmap-di-arnsberg-stabilisce-degli-obiettivi-fondamentali/