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Occhiali a realtà aumentata verso l’ingresso nel mondo del lavoro: occorrono regole e norme

© IFA

L'uso di occhiali a realtà aumentata sul lavoro non è ormai più fantascienza. Se fino a poco tempo fa questi dispositivi venivano celebrati (o derisi) in quanto progetto avveniristico degli ambienti tecnologici californiani, oggi trovano impiego tra il personale dei magazzini e nei settori produzione e manutenzione. La ricerca sull’uso sicuro di tali apparecchi, tuttavia, non tiene il passo con lo sviluppo tecnico, e lo stesso vale per il corpus di regole – che necessita di dati sicuri – e i requisiti da questo fissati.

Gli occhiali a realtà aumentata (head mounted displays, HMD) sono minicomputer da indossare sulla testa. L’interazione con gli apparecchi avviene mediante comandi gestuali e vocali, mentre l’output d’immagini ha luogo tramite minuscoli monitor o prismi. Questi dispositivi di output vengono posizionati davanti a entrambi gli occhi (dispositivi binoculari) o a un occhio solo (dispositivi monoculari). Grazie a dei sensori gli HMD interagiscono autonomamente con l’ambiente e visualizzano all’interno del campo visivo informazioni riguardanti uno specifico contesto, p. es. la coppia di avvitatura. Con questa realtà aumentata (augmented reality) vengono a crearsi nuovi scenari lavorativi.

Logistica di magazzino – un esempio ­applicativo
Il pick by vision consiste nell’impiego di occhiali a realtà aumentata nelle operazioni di commissionamento. I diffusi sistemi vocali (pick by voice), che tramite ordini vocali automatizzati trasmettono ai lavoratori informazioni circa lo stoccaggio e il recupero di articoli, possono ora essere rimpiazzati dalla visualizzazione d’immagini. Le informazioni trasmesse sono più complesse e i sensori degli apparecchi documentano automaticamente il processo. I lavoratori hanno le mani libere e il know-how finora legato al singolo individuo viene trasmesso al sistema di lavoro digitalizzato.

Da questo settore d’attività giungono notizie di aumenti della produttività (intensificazione del lavoro grazie alla riduzione dei tempi morti) e tagli dei costi (ricorso a manodopera non qualificata reso possibile dall'assistenza tecnica) che hanno quasi del fantastico. Qualora si rivelassero veritiere seguirà un’ulteriore diffusione a ritmi vertiginosi.

Situazione di pericolo e di stress
Pericoli evidenti per quanto riguarda l'utilizzo della nuova tecnologia sono costituiti da distrazione e stress mentale e fisico generale. In alcuni progetti di ricerca promossi dall'IFA1 si getta luce sui pericoli dell’impiego di occhiali a realtà aumentata durante l’uso di carrelli industriali. Viene inoltre affrontata la questione del carico muscoloscheletrico e verificato se per la prevenzione l’impiego dei dispositivi sia opportuno, p. es. durante i controlli di sicurezza per la messa in funzione di macchinari complessi.

In studi di laboratorio e sul campo l’ente federale per la prevenzione e per la medicina sul lavoro (BAuA) esamina le ripercussioni e le adeguate condizioni di utilizzo della tecnologia per poi pubblicare raccomandazioni in merito2. Rimangono senza risposta le questioni del carico neurologico sbilanciato risultante dalla visualizzazione da un solo lato, delle conseguenze di un impiego continuativo durante interi turni di lavoro e delle ripercussioni del carico mentale improprio risultante da determinazione esterna, intensificazione del lavoro e isolamento sociale.

Servono regole e norme
In merito all’utilizzo mobile delle nuove attrezzature munite di videoterminali il regolamento sui luoghi di lavoro contiene chiare disposizioni: gli apparecchi che non prevedono alcuna separazione tra dispositivi di input e schermo “possono trovare impiego solo in luoghi di lavoro presso cui vengono usati solo per brevi periodi o presso cui il lavoro non può essere svolto con nessun’altra attrezzatura munita di videoterminale” (ArbStättV, 6.4). Con ciò il legislatore avrà anche pensato in primis ai tablet, tuttavia anche gli HMD rispondono ai criteri descritti e non dovrebbero quindi poter essere usati in maniera duratura, tanto più che in genere le attività previste potrebbero essere senz’altro svolte con altri mezzi di lavoro talvolta anche più ergonomici. Quanto sopra richiede un esplicito chiarimento al quale deve orientarsi anche la ricerca nel campo della prevenzione.

La normazione si rende necessaria in modo specifico per accompagnare la crescita incontrollata delle classi di apparecchi e fissare requisiti in materia di qualità applicativa della tecnologia. L’ancor giovane Comitato di lavoro “Industria 4.0” del Comitato di normazione DIN per l’ergonomia si è riproposto di occuparsi anche degli occhiali a realtà aumentata.

Quel che è certo è che il rispetto della legge sulla tutela del lavoro va preteso in quanto ovvio fondamento. Il lavoro deve innanzitutto essere impostato a misura d’uomo e, per quanto spiccata sia, l’attrattività delle nuove tecnologie sfornate dalle “fabbriche del pensiero” californiane (la direzione del pensiero è implicitamente espressa dalla scelta lessicale) deve passare in secondo piano rispetto a questo principio!

 

Dr. Michael Bretschneider-Hagemes
Leiter des Arbeitnehmerbüros der
KAN-Geschäftsstelle
bretschneider@kan.de

 

1 Istituto per la prevenzione sul lavoro della DGUV Progetti realizzati in collaborazione con l'ente assicurativo industriale per gli infortuni sul lavoro per il commercio e il settore della logistica (BGHW)
2 Head-Mounted Displays – Arbeits­hilfen der Zukunft. Bedingungen für den sicheren und ergonomischen Einsatz monokularer Systeme [Head-Mounted Displays – Ausili al lavoro del futuro. Condizioni per l’utilizzo sicuro ed ergonomico di sistemi monoculari]. BAuA, 2016.