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KANBrief 2/19

Protezione contro i raggi UV e nuovo regolamento sui DPI – al sole, ma in tutta sicurezza!

Stare al sole è molto bello nonché importante per l’organismo, tuttavia comporta dei pericoli. L’espressione più nota di questi ultimi sono le scottature solari. Anche in assenza di arrossamenti visibili, però, ad ogni bagno di sole il nostro personale saldo di radiazioni UV aumenta sempre di più – e la pelle non “dimentica”. Se l’esposizione è eccessiva, ecco insorgere il cancro della pelle, attualmente la forma di tumore maligno più diffusa. Proteggersi dal sole è dunque molto importante, soprattutto sul posto di lavoro, e va fatto possibilmente ricorrendo ad appositi indumenti.

Il cancro bianco della pelle è riconosciuto come malattia professionale già dal 2015 e i datori di lavoro sono tenuti a proteggere i dipendenti dalle radiazioni UV nonché a mettere a loro disposizione appositi indumenti protettivi da lavoro. L’entità del problema non cenna purtroppo a diminuire e oggi l’esposizione ai raggi UV va crescendo di anno in anno. In acqua e in prossimità di essa, come pure su fondi chiari, le radiazioni UV aumentano notevolmente per effetto del riflesso e anche all’ombra si è pur sempre esposti al 50% delle radiazioni originarie.

Indumenti protettivi – meglio delle creme
Data la forte esposizione, spesso non basta applicare una crema sulle parti di pelle non coperte. Le creme solari – anche quelle con un fattore di protezione elevato – sono una soluzione scomoda e di breve durata. Su un adulto esplicano la loro efficacia solo se applicate in uno spesso strato di circa 20-30 ml. Trasformando i raggi UV in calore, inoltre, le creme solari con filtri UV chimici fanno sudare. Quelle con filtri UV minerali sono invece molto difficili da stendere e a contatto con la pelle risultano appiccicose. Entrambi i tipi di prodotto tendono spesso ad attirare polvere ed è necessario rinnovare di frequente la protezione applicando nuovi strati di crema. Le normali t-shirt, p. es. in cotone, indossate in alternativa alle creme solari offrono un fattore di protezione UV (UPF) pari soltanto a dieci. Se sono bagnate, l’UPF scende addirittura a tre, ragion per cui le magliette non rappresentano un’adeguata alternativa.

Una possibile soluzione è costituita dall’impiego di maglie e berretti con protezione UV e di coprinuca per caschi di sicurezza. Questi svolgono un’azione puramente fisica, che non comporta l’uso d’impregnanti chimici. La protezione viene generalmente ottenuta ricorrendo a filamenti molto sottili che vengono tessuti secondo una speciale tecnica. Nasce così un tessuto multistrato molto fitto che è in grado di bloccare oltre il 98% dei raggi UVA e UVB. Non permettendo ai raggi UV di giungere fino alla pelle, una volta indossati questi tessuti offrono una sensazione gradevole e ariosa.

Protezione UV come DPI
La produzione di dispositivi di protezione individuale (DPI) è soggetta al regolamento europeo sui DPI (UE) 2016/425, che ad aprile del 2018 ha sostituito la precedente direttiva sui DPI. Una novità di tale regolamento è costituita da un requisito relativo alla protezione della pelle, non da ultimo contro i raggi UV. In altre parole, produttori e fornitori d’indumenti protettivi da lavoro con protezione UV devono dimostrare che i DPI assorbono o riflettono “la maggior parte dell’energia irradiata alle lunghezze d’onda nocive”. Un indumento dotato di speciale protezione UV è dunque considerato un DPI e deve soddisfare i requisiti rilevanti del regolamento. Una maglia con protezione UV utilizzata p. es. da personale addetto ai lavori stradali dovrà inoltre essere concepita come indumento ad alta visibilità ai sensi della EN ISO 20471 ed essere stata sottoposta alle prove del caso1. Le imprese devono accertarsi di utilizzare soltanto indumenti di protezione provvisti dei dovuti certificati. L’uso di questo genere di protezione individuale dal sole e dal calore viene promosso mediante l’erogazione del premio per la prevenzione dell’ente assicurativo industriale per gli infortuni sul lavoro nel settore edilizio (BG BAU ).

La normazione è chiamata in campo
Per quanto riguarda gli indumenti di protezione, al di sotto del regolamento europeo sui DPI esiste la norma europea armonizzata EN ISO 136882, che tuttavia non fissa alcun requisito in materia di protezione dai raggi UV. Nel settore tessile quest’ultima è classificata dalla EN 13758-23 o dalla AS/NZS 4399:20174 e viene inoltre prescritta una marcatura. Le due suddette norme, tuttavia, non riprendono in maniera sistematica i requisiti stabiliti dal regolamento sui DPI.

Ai fini della concretizzazione dei requisiti essenziali stabiliti dal regolamento sui DPI relativamente alla protezione della pelle dalle radiazioni UV manca dunque una norma specifica. Oltre a un metodo di misurazione quest’ultima dovrebbe contenere dei requisiti concreti circa gli effetti che la protezione dai raggi UV offerta dagli indumenti deve esplicare senza che il comfort di vestibilità risulti troppo compromesso. A tal proposito si potrebbe eventualmente tener conto di standard come la norma australiana AS/NZS 4399:2017 o lo Standard UV 8015 messo a punto in Europa da diversi istituti di prova. I gruppi impegnati nella normazione in materia di DPI sono ora chiamati a colmare questa lacuna e ad aiutare così i fabbricanti e gli enti di prova, ma anche gli utilizzatori.

 

Markus Courtial                                 Dr Michael Thierbach
arbeitsschutz@iq-uv.com            thierbach@kan.de

1 EN ISO 20471 “Indumenti ad alta visibilità – Metodi di prova e requisiti (ISO 20471:2013, versione corretta 2013-06-01 + Amd 1:2016)”
2  EN ISO 13688:2013-07 “Indumenti di protezione – Requisiti generali (ISO 13688:2013)”
3 EN 13758-2:2006-12 “ Tessili – Proprietà protettive alle radiazioni UV – Parte 2: classificazione e marcatura dei capi di abbigliamento]“
4 AS/NZS 4399:2017 “Sun protective clothing – Evaluation and classification”
5 ““UV-Standard 801, Allgemeine und spezielle Bedingungen für die Vergabe der Berechtigung zur UV-Standard-801-Kennzeichnung” [Standard UV 801, condizioni generali e speciali per l’autorizzazione alla marcatura Standard UV 801], 2019, Internationale Prüfgemeinschaft für angewandten UV-Schutz