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KANBrief 3/19

Nanomateriali e prevenzione

Problema "fibbre"© KAN/origine privata
Le particelle granulose biopersistenti inalate si accumulano negli alveoli polmonari.© KAN/origine privata

I nanomateriali non presentano alcuna particolare tossicità di tipo nuovo, tuttavia il rilascio di nanopolveri può determinare l’insorgere di pericoli sul posto di lavoro. Un approccio di raggruppamento favorisce la definizione di misure di protezione efficaci. Particolare attenzione va accordata a quei materiali che durante il loro ciclo di vita liberano polveri di fibre biopersistenti e respirabili.

Nel corso delle articolate indagini condotte non è stato possibile confermare la presunzione di una particolare tossicità dei nanomateriali stabilita circa 15 anni fa. È invece possibile descrivere le caratteristiche nocive per la salute proprie dei nanomateriali usati sul posto di lavoro ricorrendo alle basi classiche della tossicologia delle sostanze e delle particelle. Partendo da qui, nel comunicato BekGS 527  diffuso dal comitato tedesco per le sostanze pericolose è stato possibile formulare un approccio di raggruppamento normativo che, nel 2018, è stato recepito dall‘Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nell’ambito di una linea guida basata su elementi fattuali e dedicata alla prevenzione in relazione ai  nanomaterial. L’approccio di raggruppamento – che si presta ad essere esteso ad altri materiali – pratica una distinzione tra

  • materiali che liberano polveri granulari
    biopersistenti e respirabili (materiali GBS);
  • materiali che liberano polveri di fibre
    biopersistenti e respirabili (fibre WHO);
  • materiali con una tossicità (chimica) specifica determinata non da ultimo dal rilascio di ioni nel corpo.

Valutazione dei rischi
Per quanto riguarda i materiali GBS, si dispone oggi di ampie nozioni tossicologiche che permettono di procedere alla definizione differenziata di misure di prevenzione. Vale a tal proposito un valore limite delle polveri  di 1,25 mg/m³. Questo si riferisce a particelle compatte in microscala con una densità di  2,5 . Per i nanomateriali GBS, che normalmente rilasciano agglomerati di particelle porosi e più leggeri, come criterio di valutazione dell’efficacia delle misure di prevenzione adottate il comitato per le sostanze pericolose raccomanda un valore di 0,5 mg/m³. Con i requisiti di protezione stabiliti dal regolamento sulle sostanze pericolose relativamente al particolato pericoloso questo valore viene di norma pienamente rispettato.

I materiali che rilasciano polveri di fibre biopersistenti e respirabili rappresentano invece una sfida per la prevenzione. Ciò è confermato anche dal problema dell’amianto che, a 25 anni dal divieto di questa sostanza, in Germania rimane irrisolto. Il livello dell’effetto tossico riferito alla massa di materiale inalata è superiore a quello dei materiali GBS anche di parecchi ordini di grandezza e varia sensibilmente in funzione della biopersistenza. Vi è inoltre evidenza del fatto che anche la rigidità delle fibre inalate sia rilevante: quelle estremamente sottili tendono a presentare le proprietà dei GBS. A quanto sopra si aggiungono poi differenze estreme in fatto di polverosità dei vari materiali. Nel definire delle misure di protezione occorre quindi considerare un range di rischio ampissimo a fronte del quale, nel peggiore dei casi (come in quello dell’amianto), può anche essere necessario limitare per legge l’utilizzo in determinati settori.

Nel caso dei materiali con tossicità specifica, la composizione chimica riveste un’importanza di primo piano rispetto al profilo di azione. Valori limite valevoli per i posti di lavoro e misure di protezione possono pertanto essere definiti tenendo conto dei “materiali madre” noti aventi la stessa composizione.

Buone informazioni sulla sicurezza – prevenzione affidabile
Le schede di sicurezza che vanno fornite insieme ad ogni sostanza e miscela pericolosa devono contenere dati sufficienti per la valutazione dei rischi. Di recente, nel quadro del regolamento UE in materia di sostanze chimiche  REACH , i requisiti in fatto di prove e informazioni previste per la registrazione delle nanoforme delle sostanze sono stati integrati, non da ultimo con l’aggiunta di test di polverosità. Permangono tuttavia dei vuoti normativi, soprattutto a riguardo delle forme fibrose di sostanze non rientranti nella definizione di “nanoforme”. Il gruppo strategico KAN “Nanotecnologia e prevenzione” sta verificando quali attività di normazione e standardizzazione in fatto di metodi di prova, misurazione e valutazione siano necessarie per poter ulteriormente integrare le disposizioni di legge. Mira inoltre a interconnettere meglio i vari attori di questo settore (in special modo OCSE, CEN e ISO) affinché rafforzino il coordinamento delle loro attività. In aggiunta al comunicato BekGS 527 e alla linea guida dell’OMS, il pacchetto informativo Nano-to-go“  della BAuA offre ampio sostegno a enti di ricerca e imprese.

 

Dr. Rolf Packroff
Direttore scientifico del comitato settoriale 4
“Sostanze pericolose e agenti biologici sul lavoro”
packroff.rolf@baua.bund.de

1 Istituito sulla base di una raccomandazione formulata nello studio KAN “Normung in der Nanotechnologie” [Normazione nella nanotecnologia], www.kan.de/fileadmin/Redaktion/Dokumente/KAN-Studie/de/2017_KAN-Studie_Nano.pdf