KANBrief 1/11

Norme in materia di carico e sollecitazione mentale discusse nel corso di un workshop del DIN

In linea di principio le norme in materia di carico di lavoro mentale hanno dato prova di validità. Nel quadro della revisione ora in programma occorrerebbe tuttavia apportarvi alcune modifiche. Per dare il via a questa revisione il Comitato di normazione ergonomia del DIN ha scelto uno strumento inconsueto per questo settore: un workshop. Nel corso di quest’ultimo sono state avanzate numerose proposte concrete per l’aggiornamento delle norme. Queste sono destinate a fungere da fondamento per i lavori del comitato.

Fra le norme in materia di ergonomia più note figurano quelle della serie EN ISO 10075 “Principi ergonomici relativi al carico di lavoro mentale”. Quest’ultima costituisce la base di intesa concordata a livello internazionale e, nelle tre parti in cui si articola, descrive nessi fondamentali, fissa requisiti in materia di rilevamento e misurazione e formula delle raccomandazioni per la progettazione tese a ottimizzare i carichi mentali. Finora, tenendo conto dell’attività di normazione sovraordinata, si era omesso di procedere alla revisione di detta serie di norme. Poiché, però, lo scorso anno è stata confermata la norma ergonomica di base EN ISO 63851 e per l’impostazione ergonomica del lavoro in generale vi è ora un’apposita norma – la ISO 268002, attualmente allo stadio di bozza – è a questo punto possibile procedere verificando se la serie di norme EN ISO 10075 soddisfa ancora lo stato dell’arte.

Il 20 gennaio 2011, su iniziativa del Comitato di normazione ergonomia, si è svolto presso il DIN un workshop sul tema “carico e sollecitazione mentale”. Questa consultazione – per così dire pubblica - volta ad appurare se le norme considerate abbiano dato prova di validità ha avuto ampia risonanza. All’invito hanno aderito 80 rappresentanti di associazioni datoriali ed economiche, sindacati, autorità per la sicurezza e la salute sul lavoro, enti assicurativi contro gli infortuni, istituti di prova, società di consulenza ed enti di ricerca. Il workshop mirava a identificare i cambiamenti attualmente in corso relativamente al carico e alla sollecitazione mentali, tracciare un quadro delle conoscenze disponibili in merito e definire la rilevanza che ulteriori sviluppi rivestono per la normazione.

Nel corso della discussione i partecipanti hanno attestato alla serie di norme EN ISO 10075 un’elevata efficacia pratica e un ampio riconoscimento sottolineando quindi come essa, p. es., abbia favorito l’unificazione terminologica e abbia funto da base per numerosi accordi tariffari e aziendali. Sono state tuttavia anche avanzate molte proposte per la prevista revisione.

A tal proposito i partecipanti si sono concentrati sulla parte 1 “Termini generali e definizioni”. L’idea unanimemente espressa negli interventi in merito è stata quella di includere nella norma termini che, come quello di “stress”, ormai da molto tempo hanno preso piede sia in campo scientifico che nella pratica. Nel contempo è stato evidenziato che è giunto il momento di aggiornare il modello “stressstrain”, immutato da ormai 40 anni circa. Vari interventi nell’ambito della psicologia del lavoro hanno indicato delle possibili vie per ampliare il modello – ritenuto troppo semplice – integrandovi delle nuove nozioni. Per quanto riguarda il lato “input” si potrebbe p. es. praticare una distinzione fra fattori d’incidenza cognitivi, emozionali e fisici. Questi potrebbero a loro volta essere suddivisi in richieste (positive) e stressori (negativi). Per quanto concerne il lato “output” del modello, occorrerebbe invece distinguere più chiaramente di quanto non sia stato fatto finora fra conseguenze a breve e a lungo termine e differenziarle in base agli effetti positivi e negativi. Andrebbero inoltre rilevati nuovamente i relativi nessi di interdipendenza e mutamenti nel corso del tempo.

Nella parte 2 “Principi di progettazione” della EN ISO 10075 viene illustrato come si possa giungere a delle sollecitazioni nocive. Se presi a riferimento già in fase di sviluppo di un sistema lavorativo, i principi illustrati e tesi a impedire che le sollecitazioni producano conseguenze negative (quali affaticamento, monotonia o ridotta vigilanza) ovvero a ottimizzare le sollecitazioni, possono contribuire alla prevenzione. Contestualmente alle proposte avanzate durante il workshop è stato sottolineato che detti principi vanno naturalmente adeguati non appena alla parte 1 vengano apportate delle modifiche terminologiche o concettuali. Occorrerebbe inoltre sottoporre il testo della norma a un’attenta rielaborazione, p. es. allo scopo di affrontare le differenze fra il lavoro finalizzato alla produzione e quello finalizzato all’erogazione di un servizio.

Prima che l’organismo di normazione internazionale ISO dia ufficialmente il via alla revisione il comitato specchio tedesco può ora cominciare a elaborare con cura la sua posizione in merito prendendo le mosse dagli esiti del workshop. A tal proposito occorrerà tenere adeguatamente conto dell’evoluzione del mondo del lavoro e delle conoscenze acquisite nel campo della scienza del lavoro.

Ulrich Bamberg

1 EN ISO 6385:2004 “Principi ergonomici nella progettazione dei sistemi di lavoro”
2 ISO/FDIS 26800:2011 “Ergonomics – General approach, principles and concepts”