KANBrief 3/09

Protettori auricolari: dei valori correttivi gettano un ponte tra prove di laboratorio e il mondo della pratica

Nell’utilizzo in ambito aziendale i dispositivi di protezione auricolare raggiungono spesso un’attenuazione sonora inferiore a quella ottenuta del quadro della certifi cazione di tipo svolta a norma. È quanto risultato da uno studio condotto dal BGIA, l’istituto per la prevenzione sul lavoro del DGUV1. I valori correttivi dei valori di attenuazione misurati in laboratorio hanno nella pratica lo scopo di aiutare gli utilizzatori nella scelta del dispositivo di protezione auricolare. Alcuni approcci per ridurre la discrepanza tra laboratorio e mondo della pratica sono offerti anche dalla normazione.

La direttiva europea sui dispositivi di protezione individuale (89/686/CEE) prevede che, prima della messa in circolazione, i dispositivi di protezione auricolare vengano controllati da un terzo ente indipendente (ente notifi cato), il quale deve accertare che i requisiti di sicurezza essenziali fi ssati dalla direttiva stessa risultino soddisfatti. In una misurazione di laboratorio viene determinata per ciascun prodotto l’attenuazione sonora possibile in condizioni di misurazione ottimali e standardizzate. Il produttore è tenuto ad indicare sulla confezione i valori di attenuazione rilevati. L’utilizzatore ha dunque a propria disposizione una base a cui fare riferimento per scegliere, nella pratica, il dispositivo di protezione auricolare adatto alla rispettiva situazione di immissione sonora e rispettare così i valori limite di esposizione previsti dalla direttiva 2003/10/CE sull’esposizione al rumore.

Nella pratica, tuttavia, l’attenuazione sonora è perlopiù notevolmente inferiore a quella misurata in laboratorio. Sull’azione protettiva possono infl uire i seguenti aspetti tecnici:

• invecchiamento o immagazzinamento (tappi non più suffi cientemente elastici per adattarsi al canale uditivo; cuscinetti delle cuffi e antirumore schiacciati o archetti deformati);

• problemi in combinazione con altri DPI (elmetto, occhiali protettivi, ecc.);

• contrassegni mancanti (rischio di scambiare destra e sinistra).

Un’altra causa fondamentale risiede nell’utilizzo scorretto dei DPI (misura sbagliata, errori nell’indossare o applicare il dispositivo di protezione auricolare). Possono inoltre infl uire anche le caratteristiche fisiche dell’utilizzatore (per es. capelli molto folti, forma particolare del canale uditivo).

Al fine di garantire il rispetto dei valori limite di esposizione ammessi gli utilizzatori hanno bisogno di informazioni attendibili sull’attenuazione sonora. Per questo motivo il BGIA, in collaborazione con vari enti assicurativi industriali per gli infortuni sul lavoro, ha misurato in vari settori industriali l’attenuazione sonora dei protettori auricolari ivi usati. I rilevamenti sono stati eseguiti in presenza delle condizioni di utilizzo riscontrate in loco. Per più di 20 modelli sono stati rilevati oltre 800 record di dati. Il metodo di rilevamento riproduceva per quanto possibile quello adottato in laboratorio per la certifi cazione di tipo in conformità alla norma DIN ISO 4869-12.

Dallo studio risulta che le differenze rilevate tra i valori ottenuti in laboratorio e i valori nella prassi variano a seconda del tipo di protettore auricolare considerato. La differenza maggiore (quasi 8 dB) è stata riscontrata per i tappi auricolari la cui forma va modellata prima dell’utilizzo. La discrepanza era notevolmente inferiore ad esempio per i tappi auricolari premodellati. Il valore medio rilevato in questo caso corrisponde a 4,4 dB.

Partendo dagli esiti di questo studio la commissione tecnica per i dispositivi di protezione individuale ha defi nito dei valori correttivi concreti per ciascun tipo di protettore auricolare affi nché i valori di attenuazione sonora indicati dai produttori possano essere adattati alle reali condizioni nella pratica. Questi valori correttivi sono già stati recepiti nelle pubblicazioni degli enti assicurativi contro gli infortuni (BGR 194, BGI 5024 e 8621).

Approcci nella normazione

Le norme di misurazione sono volte a rendere paragonabili prodotti diversi mediante condizioni di prova standardizzate. Benché inevitabili, le differenze rispetto alle condizioni di utilizzo in ambito aziendale vanno per quanto possibile minimizzate creando condizioni di prova dei protettori auricolari il più simili possibile alle condizioni presenti nella pratica. L’importante è che gli utilizzatori vengano suffi cientemente informati sulla problematica.

Le cause tecniche delle differenze rilevate andrebbero eliminate in primo luogo mediante appropriate disposizioni nelle norme di prodotti. Le norme dovrebbero tener conto di aspetti quali il calo dell’azione protettiva per invecchiamento o immagazzinamento3 e imporre che i prodotti vengano adeguatamente contrassegnati. Dei requisiti relativi alle istruzioni per l’uso fornite dai produttori dovrebbero inoltre garantire una sufficiente informazione degli utilizzatori circa il corretto impiego dei protettori auricolari. Nelle istruzioni si potrebbe inoltre menzionare che l’azione di attenuazione sonora indicata dal produttore è stata misurata in condizioni di laboratorio e fare presente che nella pratica è probabilmente inferiore.

Sandra Dantscher
sandra.dantscher@dguv.de

1 BGIA-Report 4/2009 „Schalldämmung von Gehörschützern in der betrieblichen Praxis – Studie von 2005 bis 2007“ (attenuazione sonora dei protettori auricolari nella pratica aziendale – studio condotto dal 2005 al 2007);
www.dguv.de, Webcode d92618
2 “Acoustics; hearing protectors; subjective method for the measurement of sound attenuation”
3 Cfr. anche KAN Report 39 “Consideration of time-related performance characteristics of PPE in standards”;
www.kan.de