Logo 25 Jahre KAN

KANBrief 2/17

Modo operativo “Monitoraggio processo”: un male o un bene?

© Dmitry Kalinovsky/fotolia.com

Nei settori della fabbricazione di utensili e macchinari, della produzione di pezzi unici e dello sviluppo insorgono di continuo condizioni a fronte delle quali l’utilizzatore deve intervenire nel processo di lavorazione a ripari aperti. Un modo operativo supplementare, che permetta di monitorare il processo in condizioni di sicurezza, può prevenire pericolose manipolazioni. Ad esso si può tuttavia ricorrere solo laddove non sia possibile adottare altre soluzioni tecniche.

Ai sensi della Direttiva macchine UE, in casi eccezionali l’utilizzatore di un macchinario o impianto è autorizzato a monitorare il processo di lavorazione a ripari aperti, p. es. durante la regolazione (modo operativo 2) o il funzionamento manuale (modo operativo 31. Il ricorso a tali modi operativi è consentito solo per periodi limitati nonché in corrispondenza di una velocità ridotta. Devono altresì essere attivi, a titolo sostitutivo, dei dispositivi di protezione come un interruttore di consenso.

Nella pratica, tuttavia, spesso queste possibilità non bastano, oppure non è ragionevolmente possibile azionare l'interruttore di consenso per un periodo prolungato. In questi casi si osserva di continuo come la ricerca di soluzioni sicure venga tralasciata e, semplicemente, vengano manipolati i ripari – talvolta in maniera anche duratura, visto che la situazione particolare si ripresenta ripetutamente. Un aiuto a tal proposito può provenire dal modo operativo supplementare “Monitoraggio processo”2. Questo può rendersi necessario p. es. laddove:

  • sia previsto un moto verso punti di riferimento nascosti;
  • vadano eseguite lunghe e complesse operazioni di lavorazione di pezzi costosi;
  • ai fini del monitoraggio della qualità e del controllo dei materiali d’esercizio, occorra aprire i ripari in fase di funzionamento, in quanto lo spegnimento inciderebbe sulla qualità del pezzo;
  • i necessari controlli non possano essere eseguiti con dispositivi tecnici, oppure occorra indagare degli errori per i quali non sono disponibili prove specifiche.

Se al momento dell’acquisto di una macchina l’utilizzatore di quest’ultima non era consapevole di queste particolari condizioni, il fabbricante non avrà potuto predisporre un adeguato modo operativo. L’utilizzatore dovrà pertanto definire delle misure organizzative che gli consentano di eseguire i compiti previsti senza esporre i suoi dipendenti a rischi maggiori. L’esperienza insegna che in questi frangenti è difficile trovare delle soluzioni conciliabili con il dovere di sollecitudine dell’azienda e con i requisiti di legge.

L’ideale è che, prima di procedere all’acquisto di una nuova macchina, l’azienda elabori – di concerto con il fabbricante, le autorità e l’ente assicurativo industriale per gli infortuni sul lavoro – uno schema tecnico sicuro. In questo modo si prospetta un maggior grado di accettazione, visto che si tiene conto sin dall'inizio di tutte le condizioni di produzione particolari e vengono predisposti i modi operativi del caso.

Ultima ratio
In molti casi si è potuto constatare come la richiesta, da parte dell'utilizzatore, del modo operativo "Monitoraggio processo" sia stata espressa in maniera frettolosa. Spesso è stato possibile individuare alternative tecniche in linea con le “normali” condizioni giuridiche e normative.

Ove ciò non riesca, nel quadro del monitoraggio del processo occorrerà tenere in particolare considerazione la sostituzione delle misure di protezione tecniche con misure di protezione organizzative, p. es. selezione e formazione del personale, istruzioni specifiche e più frequenti, rigoroso controllo delle chiavi del selettore del modo operativo. Un ruolo a tal proposito importante spetta ai dirigenti, visto che la sicurezza dei lavoratori è garantita solo laddove le misure organizzative vengano scrupolosamente rispettate e le violazioni sistematicamente punite. È indispensabile prendere pienamente atto di questo punto critico. Il modo operativo “Monitoraggio processo” va dunque considerato come ultima ratio e occorre farvi ricorso soltanto laddove dalla valutazione del rischio sia emerso in maniera inequivocabile che non vi è alcuna alternativa.

Helmut Bach  helmut.bach@zf.com

1 Definizione dei modi operativi: p.e. EN 12417
2 definito anche “Modo operativo 3 ampliato” o “Modo operativo 4 ampliato”
3 Scheda informativa n. 2 della commissione tecnica [in lingua tedesca]Fachausschuss-Informationsblatt Nr. 2, www.dguv.de/medien/fb-holzundmetall/publikationen-dokumente/infoblaetter/infobl_deutsch/002_prozessbeobachtung.pdf

Modi operativi nella normazione

Dei criteri per l’approntamento del modo operativo “Monitoraggio processo” nelle macchine sono già stati descritti nel 2009 in un documento informativo della DGUV3. I contenuti della proposta sono confluiti nella normazione, p. es. nella DIN EN ISO 11161, allegato D per sistemi di fabbricazione integrati. Anche nelle norme C tuttora in vigore per i centri di lavorazione (DIN EN 12417) e le fresatrici (DIN EN 13128) è stata introdotta un’estensione del modo operativo 3 (Monitoraggio processo). Quest’ultima verrà mantenuta anche nella bozza finale della norma ISO 16090-1, destinata a sostituire i documenti innanzi citati.

In un commento rivolto al Comitato macchine europeo l’autorità britannica per la sicurezza e la salute sul lavoro (Health and Safety Executive (HSE)) sostiene che l’intero modo operativo 3 non soddisfa la Direttiva macchine UE. Ciò viene motivato non da ultimo con il fatto che detto modo operativo non sfrutterebbe in pieno le soluzioni tecnologiche disponibili. Esso rappresenta tuttavia un’opzione normativa intermedia tra soluzioni molto individuali, concepite per l'utilizzatore, e requisiti più generici ma standardizzabili. Relativamente al ricorso al modo operativo 3 in centri di lavorazione o con altre macchine utensili non è noto alcun caso d'incidente e ciò è per noi un indizio del fatto che l’ulteriore elaborazione della EN 12417 nella ISO FDIS 16090-1 costituisce il giusto approccio per ridurre gli incentivi a eludere o manipolare i ripari.

Christoph Meyer, presidente dell’ISO TC 39 SC 10 WG 4 “Centri di lavorazione –
Sicurezza”,, christoph.meyer@bghm.de